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Dancing to the Nightmares: il talento di Egy Cutolo

Dalle mie parti non capita spesso di essere invitati ad una sfilata di moda, di poter guardare da vicino capi esclusivi mentre bellissime modelle sfilano in passerella. A volte però, il talento di una persona può portare la moda anche lontano dai grandi centri, dalle fashion week, dalle riviste patinate e farla risplendere in una piccola città di provincia, sotto gli occhi ammirati dei fortunati presenti.

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E’ quello che è successo grazie all’estro di Egy Cutolo, giovane designer sarnese formatasi a Milano, capace di fare della moda un discorso al di sopra delle dinamiche di mercato e più vicino, invece, alla concezione di arte, al concetto di stravaganza, sperimentazione, voglia di osare.

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Davanti a me vedo sfilare donne forti, consapevoli, pronte a mettersi in discussione, a giocare con tessuti maschili, balze, ecopelle, ali di metallo mescolate a delicati pizzi e sete. Una donna, quella della collezione 2016 Dancing to the Nightmares, che non rinuncia a sognare ma nemmeno ad affrontare i propri demoni e a vincerli. Guerriere dark ma anche decise donne in tinte pastello o dagli abiti dipinti a mano, tutte accomunate dalla volontà di mostrarsi e di piacersi.

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io ed Egy Cutolo
Insieme alla bravissima Egy! 

Ben fatto Egy!!!

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Vintage “eterno”: Bellissima

Trascorrere due giorni nella città eterna è già di per sé un privilegio. Farlo programmando una visita al Maxxi, per una delle mostre più complete sulla moda vintage italiana, é un evento straordinario, aggiungerci poi una capatina al mercato di Porta Portese e ai magazzini M.A.S., trasforma il tutto in una visita perfetta.

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Ma partiamo con ordine: è un freddo sabato pomeriggio di metà gennaio quando, insieme alla mia amica di sempre Sara, che vive a Roma ormai da anni, decido di immergermi nelle linee sartoriali dell’alta moda italiana del passato, tra lavorazioni pregiate, pizzi, applicazioni, borse, cappelli, gioielli e modelli esclusivi. La mostra in questione é Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 al Maxxi fino al 3 maggio 2015.

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All’ultimo piano della futuristica struttura architettonica del Maxxi, sono esposti alcuni dei lavori più significativi e rappresentativi del periodo d’oro della moda italiana. Dalle sorelle Fontana a Valentino, passando per Gattinoni, Balestra, Fendi, Pucci, Mila Schön ed altri ancora, il nostro sguardo si incanta su modelli da sogno che restituiscono il vero significato alla parola capolavoro.

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L’eccellenza italiana emerge con forza nella sala, facendo viaggiare i nostri pensieri agli anni della dolce vita, ai gran galà della capitale del cinema, a film come “Bellissima”, appunto, egregiamente interpretato da Anna Magnani, film che fornisce ispirazione all’allestimento stesso, nonché agli anni dell’ombelico in bella vista della mitica Raffaella Carrá.

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Tempi ormai andati, ma che lasciano il loro segno anche attraverso questi capi, testimonianza dell’evoluzione dei costumi e della società italiana. Io e Sara, naturalmente, non siamo sole. Intorno a noi, c’è un pubblico prevalentemente femminile, che ammira quei modelli, sognando quegli anni, o addirittura ricordandoli con nostalgia. Nello sguardo delle signore più mature colgo, infatti, un certo orgoglio misto a rimpianto per essere state testimoni di tempi passati che forse non torneranno mai più con la stessa dignità e maestosità al tempo stesso.

Per ora mi fermo qui, ma non vedo l’ora di raccontarvi del vintage romano più “verace”, ovvero quello dei mercatini e dei magazzini dello statuto.  Grazie alla mia grande amica, guida, fotografa, e paziente accompagnatrice Sara… Love you ❤

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Elsa Schiaparelli: innovazione, anticonformismo e surrealismo.

Esattamente 41 anni fa ci lasciava Elsa Schiaparelli, una delle stiliste più influenti della moda italiana e non solo.  A lei si deve, tra le altre cose, l’invenzione della sfilata di moda, nell’ accezione moderna del termine, e del famosissimo rosa shocking, oggi noto appunto con il nome di rosa Schiaparelli.

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Donna dalla personalità ribelle e anticonformista, in netta contrapposizione con le sue origini aristocratiche, all’età di 23 anni si trasferì a Londra e successivamente a New York ed infine a Parigi dove svolse gran parte del suo lavoro. In queste città entrò in contatto col mondo dadaista e surrealista conoscendo artisti del calibro di Marcel Duchamp, Man Ray, Jean Cocteau e Salvador Dali e la sua attività ne fu molto influenzata. Sono molto famose infatti le collaborazioni “surrealiste” con questi ultimi. Considerata un’icona della moda al pari di Coco Chanel, contribuì nel periodo interbellico a dare un’immagine innovativa ed anticonformista della moda e della donna stessa.

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Dopo la fine della seconda guerra mondiale la moda cambiò sulla scia del New Look di Christian Dior e la maison Schiaparelli visse un periodo di crisi che portò alla chisura nel 1954. Concluse la sua carriera artistica pubblicando un libro autobiografico dal titolo Shocking life che comprendeva 12 comandamenti per le donne, secondo lei imprescindibili:

  1. Le donne conoscono poco di se stesse e dovrebbero sforzarsi di conoscersi meglio.
  2. Una donna che compra un vestito costoso e lo modifica, spesso con risultati disastrosi, è una scialacquatrice e una folle.
  3. La maggior parte delle donne (e degli uomini) non vede i colori. Dovrebbe chiedere consiglio.
  4. Ricordate: il venti per cento delle donne ha un complesso di inferiorità. Il settanta per cento coltiva illusioni.
  5. Il novanta per cento ha paura di essere appariscenti e di quello che dice la gente, così compra un abito grigio. Dovrebbero osare ad essere diverse.
  6. Le donne dovrebbero imparare a fidarsi dei consigli di persone esperte e competenti.
  7. Dovrebbero scegliere i vestiti sole o in compagnia di un uomo.
  8. Non dovrebbero mai fare acquisti insieme a un’altra donna, che a volte consciamente e spesso inconsciamente è portata ad essere gelosa.
  9. Dovrebbero comprare poche cose e solo le migliori o le più economiche.
  10. Non adattare mai il vestito al corpo, ma abituare il corpo a adattarsi al vestito.
  11. Una donna dovrebbe fare la maggior parte dei suoi acquisti in un unico posto dove è conosciuta e rispettata, senza precipitarsi qua e là a provare ogni nuova moda.
  12. E dovrebbe pagare i suoi conti.

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Morì a Parigi il 13 novembre 1973, lasciando un segno indelebile nel mondo della moda e, sicuramente,anche nella causa dell’emancipazione femminile.